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Titolo Esecutivo Europeo: Corte UE vieta riesame nello Stato di esecuzione

22 Luglio 2026 in Notizie Fiscali

Con la Sentenza C‑14/25 del 25 giugno 2026, la Corte di giustizia UE stabilisce che il giudice dello Stato di esecuzione non può controllare nel merito un certificato di Titolo Esecutivo Europeo, TEE, nemmeno quando risulti rilasciato in violazione della disciplina transitoria del Regolamento 805/2004. 

Al debitore resta solo la via della revoca nello Stato d'origine, affiancata da una possibile sospensione cautelare.

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Recupero crediti transfrontaliero: la Corte UE inasprisce le regole, cosa fare

Un atto notarile tedesco del 1999, certificato come Titolo Esecutivo Europeo (TEE) solo nel 2021 nonostante il regolamento che disciplina questo istituto si applichi soltanto agli atti redatti dopo il 21 gennaio 2005.

È il caso su cui la Corte di giustizia dell'Unione europea (Ottava Sezione) si è pronunciata il 25 giugno 2026, offrendo un chiarimento destinato a incidere su ogni pratica di recupero crediti transfrontaliero tra professionisti, aziende e istituti di credito operanti nell'UE.

Il 28 maggio 1999 un notaio tedesco redige un atto pubblico relativo a una garanzia immobiliare per un credito di circa 3,3 milioni di euro, esecutivo in Germania dal 1° giugno 1999. 

Il Regolamento (CE) n. 805/2004, che ha istituito il Titolo Esecutivo Europeo per i crediti non contestati, entra in vigore solo il 21 gennaio 2005 e si applica dal 21 ottobre 2005, e comunque solo agli atti redatti dopo tale data (art. 26).

Ciononostante, il 19 gennaio 2021 le autorità tedesche certificano quell'atto come Titolo Esecutivo Europeo

Nel 2022 la banca creditrice chiede l'esecuzione forzata per un credito di 25.000 euro più interessi.

Il debitore si oppone; il giudice d'appello blocca l'esecuzione, ritenendo che l'atto non rientri nell'ambito temporale del regolamento e che quindi si sarebbe dovuta seguire la procedura ordinaria di exequatur, non quella semplificata del TEE.

La Corte suprema, investita del ricorso della banca, ha chiesto alla Corte UE se l'articolo 21, paragrafo 2, del regolamento,  che vieta "in nessun caso" il riesame del merito della certificazione TEE nello Stato di esecuzione, impedisca questo controllo anche quando la violazione dell'ambito temporale del regolamento sia manifesta.

Crediti esteri:per la corte UE il controllo spetta solo allo Stato d’origine

La Corte UE risponde che il divieto di riesame del merito si applica anche in questo caso

Il sistema del regolamento si fonda su una netta ripartizione delle competenze:

  • il credito e la sua certificazione come Titolo Esecutivo Europeo sono accertati secondo il diritto dello Stato membro d'origine, 
  • mentre allo Stato di esecuzione spetta soltanto la fase esecutiva vera e propria. 

Un certificato rilasciato in violazione dell'articolo 26 è, secondo la Corte, un certificato "concesso per errore" ai sensi dell'articolo 10, paragrafo 1, lettera b) del regolamento, ma l'errore può essere fatto valere e corretto solo davanti al giudice o all'autorità dello Stato d'origine, mai attraverso un controllo del giudice dello Stato di esecuzione.

Ammettere un controllo di questo tipo nello Stato di esecuzione, osserva la Corte, equivarrebbe a un riesame del merito camuffato, in contrasto con l'obiettivo del regolamento: garantire la libera circolazione degli atti pubblici relativi a crediti non contestati, accelerandone ed semplificandone l'esecuzione mediante l'abolizione dell'exequatur.

Crediti tranfrontalieri: cosa può fare il debitore in caso di errore

La sentenza non lascia il debitore privo di tutela, ma gli indica un percorso preciso e vincolato:

  • Revoca del certificato nello Stato d'origine. Il debitore può presentare, davanti alle autorità competenti dello Stato in cui è stato rilasciato il certificato (nel caso esaminato, la Germania), una domanda di revoca ai sensi dell'articolo 10, paragrafo 1, lettera b), facendo valere l'errore nella certificazione.
  • Sospensione dell'esecuzione nello Stato di esecuzione. In parallelo, se ha già presentato la domanda di revoca nello Stato d'origine, il debitore può chiedere al giudice dello Stato di esecuzione la sospensione del procedimento esecutivo, ai sensi dell'articolo 23, lettera c) del regolamento, ma solo in presenza di circostanze eccezionali che il giudice deve accertare caso per caso. Non si tratta quindi di un diniego automatico dell'esecuzione, ma di una misura cautelare subordinata all'iniziativa già avviata nello Stato d'origine.

Crediti esteri e tutele per certificati errati: Alert per i professionisti

Per avvocati, notai e uffici legali che seguono operazioni di recupero crediti in ambito UE, la decisione ha conseguenze operative dirette: un certificato TEE, anche se palesemente viziato per ragioni temporali o di altro tipo previste dal regolamento, non può essere contestato nel merito nel Paese dove si esegue, ma va impugnato esclusivamente nel Paese che lo ha rilasciato. 

Questo significa che la strategia difensiva di un debitore italiano attinto da un TEE estero (o di un creditore italiano che agisce all'estero) va costruita fin dall'inizio sul foro d'origine dell'atto, individuando tempestivamente le vie di revoca previste da quell'ordinamento, e utilizzando la sospensione ex articolo 23 come strumento di cautela temporanea, non come rimedio sostitutivo.

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Faq con risposte a domande frequenti

Cosa succede se il certificato TEE è palesemente irregolare? Resta valido ed eseguibile fino a eventuale revoca da parte delle autorità dello Stato d'origine; il giudice dello Stato di esecuzione non può disapplicarlo autonomamente.

Il debitore può bloccare subito l'esecuzione presentando ricorso nello Stato d'origine? No automaticamente: la sospensione nello Stato di esecuzione richiede una domanda di revoca già presentata nello Stato d'origine e la sussistenza di circostanze eccezionali, valutate dal giudice dell'esecuzione.

La sentenza riguarda solo gli atti notarili? Si applica agli atti pubblici in generale relativi a crediti non contestati, certificati come Titolo Esecutivo Europeo ai sensi dell'articolo 25 del regolamento 805/2004.

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