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Pensioni e immigrazione: la versione di Boeri

5 Luglio 2018 in Notizie Fiscali

Il presidente dell’INPS , Tito Boeri,  ha esposto ieri  a Montecitorio la sua Relazione che accompagna il 17° report dell’attività dell’Istituto nazionale di previdenza e sulla situazione previdenziale italiana 2017. In sintesi Boeri,  a fronte della crisi demografica del nostro Paese e sulla base dei dati del Report (che saranno resi noti a breve) ,  indica due sentieri paralleli per la sostenibilità della previdenza: 

  • sostegno all’immigrazione regolare per combattere quella irregolare, 
  • accelerazione nel passaggio al contributivo e alla flessibilità volontaria in uscita (no all'abolizione della Riforma Fornero). 

La relazione prende  quindi una posizione apertamente critica sulle attuali politiche in ambito di immigrazione e spesa pensionistica (queste ultime per ora solo annunciate).

 Sui due temi  Boeri disegna una chiara correlazione e accusa l’attuale Governo di non fare abbastanza per dare una percezione obiettiva e informata sui dati di realta:  “Gli italiani sottostimano la quota di popolazione sopra i 65 anni e sovrastimano quella di immigrati e di persone con meno di 14 anni “, dice, e ricorda  che  oggi ci sono circa 2 pensionati per ogni 3 lavoratori  che versano contributi, ma questo rapporto è destinato a salire nei prossimi anni.

Secondo le previsioni del Fondo Monetario Internazionale dal 2045 avremo addirittura un solo lavoratore per pensionato. Non va dimenticato inoltre che in Italia oggi un reddito pensionistico vale l’83% del salario medio, a fronte di una media europea in cui la pensione vale circa il 60% dell’ultimo stipendio.
Per questo anche innalzando l'età del ritiro, ipotizzando aumenti del tasso di attività delle donne e  incrementi di  produttività, secondo Boeri per "mantenere ottimale  il rapporto tra chi percepisce una pensione e chi lavora è cruciale  aumentare  il numero di immigrati che lavoreranno nel nostro Paese".

"I dati sull'immigrazione sono dati incontrovertibili" afferma Boeri :  visto il calo della natalità e l'emigrazione dei giovani  "l’Italia ha bisogno di  piu lavoratori con aumento dell'immigrazione regolare a fianco alla lotta quella irregolare » perchè  "il lavoro manuale non qualificato viene svolto dal 36% dei lavoratori stranieri in Italia e solo dall'8% degli italiani".

Ad oggi invece gli ingressi regolati con il decreto flussi sono  praticamente irrisori. L’ultimo decreto flussi che ha determinato  ingressi straordinari per colf e badanti, sempre piu necessarie con l'invecchiamento della popolazione, risale al 2011 mentre le sanatorie hanno fatto emergere molto lavoro nero, ad indicare che di questi lavoratori c'è estremo bisogno.
Boeri esprime inoltre grande preoccupazione per la contestuale impennata di emigrazione dei nostri giovani ad alta scolarizzazione: 
“un Paese che perde più di 100.000 giovani all’anno è un Paese che perde spirito imprenditoriale. C’è una chiara relazione negativa fra età media della popolazione e tassi di imprenditorialità fra Paesi. Il declino demografico vuol dire, fin da subito, meno imprese, anche perché in declino demografico fatica a ad attrarre investitori dall’estero".
In tema di pensioni,  Boeri ammonisce invece  contro le previste modifiche alla riforma Fornero che,  ripristinando le pensioni di anzianità con quota 100 (o 41 anni di contributi)  "produrrebbero subito circa 750.000 pensionati in più" e specifica:

  •  "Quota 100 pura costa fino a 20 miliardi all’anno,
  • quota 100 con 64 anni minimi di età costa fino a 18 miliardi annui che si riducono a 16 alzando il requisito anagrafico a 65 anni,
  • quota 100 con 64 anni minimi di età e con gli attuali requisiti contributivi costa fino a 8 miliardi.

Necessariamente questa spesa a regime dovrà essere coperta aumentando il prelievo fiscale , innescando il circolo vizioso in cui più tasse riducono l’occupazione e dunque scaricano l’onere di finanziare le pensioni su di una platea sempre più piccola", spiega il prof. Boeri. 
La soluzione suggerita dal presidente dell’INPS,  è una maggiore flessibilità di quella consentita dalla riforma Fornero quanto alle scelte di pensionamento, ma accelerando la transizione al metodo contributivo. Per dato montante di contributi versato, per data anzianità contributiva, l’assegno non potrà che essere più basso quanto prima si chieda di percepirlo. E’ l’unico modo per non penalizzare i giovani e chi decide di lavorare più a lungo” conclude Boeri.

Sulle pensioni d'oro il presidente dell'Inps fa una distinzione fra pensioni alte ma coperte da contribuzione e pensioni di privilegio concesse a talune categorie arbitrariamente. E' su queste, sottolinea, che si puo e si deve intervenire sia rendendole trasparenti a tutti,  sia limandole per renderle coerenti con quelle di tutti gli altri cittadini.  

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