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Manovra correttiva 2017: il CNDCEC critica il DEF

14 Aprile 2017 in Notizie Fiscali

Con un comunicato stampa del 12 aprile 2017, il Consiglio Nazionale dei Dottori commercialisti e degli esperti contabili ha espresso perplessità sulla manovra. In particolare, Massimo Miani, presidente del Consiglio nazionale di categoria, è intervenuto sulle misure fiscali contenute nel decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri dell'11 aprile 2017  come lo split payment, la chiusura delle liti pendenti e le modifiche all’ACE. 

Nel comunicato si sottolinea come "Pur consapevole delle necessità di bilancio che hanno indotto il Governo alla correzione dei conti per il 2017, il Consiglio nazionale dei commercialisti, ad una prima lettura delle anticipazioni sui contenuti della manovra, esprime qualche preoccupazione per alcune misure che rischiano di essere troppo penalizzanti e non in linea con le stesse esigenze di recupero delle coperture che ispirano il decreto."

Per prima cosa viene criticata l'estensione dello split payment ai professionisti in quanto“All’epoca dell’introduzione di tale meccanismo i professionisti furono esclusi dalla sua applicazione, essendo già soggetti a ritenuta all’atto dell’incasso delle fatture. Non vi sono quindi motivi per non confermare detta esclusione anche ora che lo split viene esteso alle operazioni nei confronti delle società pubbliche e delle quotate. Anche il professionista che opera nei confronti di questi ultimi soggetti, infatti, subisce la ritenuta, per cui il mancato incasso dell’IVA finisce per duplicare il prelievo sulla medesima fattura”.

Altro tema oggetto di perplessità da parte del CNDCEC è la chiusura delle liti pendenti in quanto secondo il presidente Miani, “se da un lato riconosce il diritto alla definizione anche ai contribuenti che, pur avendo fatto ricorso, non avevano a fine 2016 carichi affidati all’agente della riscossione (o l’affidamento era soltanto parziale), dall’altro rischia di introdurre ingiustificate disparità. Se, come sembra, il costo della definizione è indipendente dall’esito del giudizio eventualmente intervenuto, restando comunque dovuti per intero imposte e interessi di dilazione (con lo sgravio di sanzioni ed interessi moratori), è evidente che risulterebbero penalizzati i contribuenti che hanno ottenuto un giudizio favorevole. In tal modo, si agevolerebbe colui che non ha possibilità di successo in contenzioso e si penalizzerebbe invece il contribuente a cui il giudice ha già riconosciuto le proprie ragioni. Si potrebbe, quindi, riproporre lo stesso meccanismo previsto dalle precedenti versioni dell’istituto, differenziando la misura delle imposte da pagare a seconda dell’esito dell’eventuale giudizio intervenuto”.

Anche le modifiche apportate all'ACE (Aiuto alla crescita economica) preoccupano i commercialisti. “Ciò che ci preoccupa maggiormente è che il meccanismo agevolativo non diventi troppo complesso, scoraggiandone l’utilizzo. Oltre alle novità in arrivo con la manovra correttiva, occorre al più presto definire l’impatto sulla disciplina ACE delle nuove norme di redazione del bilancio. Sarebbe utile avere quanto prima un quadro più chiaro della situazione che faciliterebbe molto il compito sia alle imprese utilizzatrici che a noi professionisti”.

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